Ingegneri, economisti, umanisti o manager?

ingegneria zurigo
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La professione di ingegnere non attrae più i liceali ticinesi?

Questa è la domanda che mi son posto, assieme ad altri colleghi, dopo un recente incontro al liceo di Locamo per la presentazione ai giovani studenti delle prospettive di studio accademico.
La domanda è sorta in modo spontaneo a chi, solamente una decina di anni fa, si è iscritto alle facoltà di genio civile, elettrotecnica ed informatica per ritrovarsi poi alle prime lezioni al Politecnico di Zurigo con alcune centurie di altri studenti, tra i quali una numerosa delegazione ticinese.


Non sono in grado di affermare con assoluta certezza che alla maggioranza dei giovani studenti non interessi ingegneria, ma resta il fatto che durante questo incontro le facoltà più "gettonate" erano economia, medicina e le materie umanistiche.
Fino ad una decina di anni fa anche in Ticino l'ingegnere che aveva studiato al Politecnico era considerato un ingegnere con la I maiuscola.
Ricordo in particolare il mio inizio di attività professionale come Direttore di un'azienda pubblica: a 26 anni, fresco di laurea e desideroso di dimostrare quanto valevo dopo aver ottenuto il tanto sospirato diploma di "Dipi.El.
Ing.ETH", mi sembrava molto strano essere chiamato con l'appellativo di "L'Ingegnere".
Non voglio affermare che oggi gli ingegneri del Politecnico non siano più chiamati o considerati con la I maiuscola; si può comunque condividere l'opinione che il semplice titolo di "Dipi.
Ing. ETH" non sia sufficiente a spalancare tutte le porte Diversi settori dell'economia ed i processi di globalizzazione richiedono oggi, più che titoli di studio, dei manager che sappiano capire e gestire ("to manage" appunto) sistemi complessi, con una visione globale degli ambienti nei quali si muovono.
Occorre suonare un campanello di allarme? Bisogna avviare delle "crociate" a favore di un maggiore riconoscimento degli ingegneri? Non credo assolutamente che prese di posizione a tutela di posizioni cartellistiche servano a molto.
Forse è più utile affidarsi all'etimologia e ricordarsi che il punto di riferimento del termine "ingegnere" è "genio", sinonimo anche di estro creativo.
E c'è chi ancora purtroppo si perde in sterili discussioni sulle visioni troppo teoriche degli economisti rispetto al pragmatismo degli ingegneri, rivendicando il primato di questi ultimi nella gestione efficiente di aziende.
Durante i miei studi al Politecnico di Zurigo ricordo di aver già sostenuto accese discussioni sull'opportunità di chiedere agli studenti, all'esame finale, la corrente del "Gate" di un transistor C'era pure chi affermava in tono scherzoso che in fondo le facoltà di ingegneria del Politecnico creavano molti "Fachidiot"...
Certo il termine utilizzato è troppo pesante e anche offensivo, ma è anche putroppo un segnale di un certo tipo di immagine che la categoria degli ingegneri si è creata.
Credo che sia molto importante far capire ai giovani studenti che in realtà l'estro creativo può e deve anzi essere una componente sempre presente nell'attività di un ingegnere.
In fondo una delle massime espressioni di tutti i tempi di estro creativo artistico è proprio rappresentata da un ingegnere: l'Ingegnere del Rinascimento Leonardo Da Vinci.